La Storia del Paziente Le storie che curano

Le storie che curano

Raccontare la propria esperienza di malattia al medico è un modo per costruire insieme un percorso di cura personalizzato

Spesso i pazienti soffrono di cose ben diverse da quelle indicate sulla loro cartella clinica. Se si pensasse a questo, molte loro sofferenze potrebbero essere alleviate. In questa frase, pronunciata nel 1846 da Florence Nightingale, la fondatrice della moderna assistenza infermieristica, è ancora oggi racchiuso uno dei limiti della moderna medicina.
I medici, davanti ad un nuovo paziente, sono abituati a raccoglierne la storia clinica. Si concentrano cioè sulla storia della malattia attraverso i segni e i sintomi con cui si manifesta, applicando le buone regole della medicina basata sulle evidenze scientifiche.
Spesso, quindi, ti sarà capitato di sentire come non abbastanza considerata la tua storia rispetto alla malattia. Eppure la condivisione è uno strumento che può aiutare entrambi a creare un rapporto di fiducia, basato sull’ascolto e sull’empatia. Per crearlo, questo contatto, è necessario che il medico ascolti la tua storia di malattia, per vederla con i tuoi occhi. Questa è la medicina narrativa, che riconosce la centralità del paziente e afferma l'importanza, per la medicina, di prendersi cura del malato, con le sue emozioni, paure e speranze, per costruire un percorso condiviso e personalizzato di cura poiché la cura giusta non è uguale per tutti, ma esiste la cura confezionata sul singolo paziente.

Non tutti i pazienti riescono ad aprirsi con il proprio medico e a fornirgli un quadro efficace del loro problema che stanno vivendo. Per questo devono essere aiutati a raccontare le proprie esperienze di malattia. Altri hanno così tanto bisogno di raccontare meticolosamente e dettagliatamente, che un’ora di colloquio non basterebbe. Interromperli significa mortificare questo loro bisogno. Eppure non è pensabile che un medico, sempre alle prese con il poco tempo a disposizione, possa dedicarne così tanto al racconto. E allora si deve ricorrere a una negoziazione, ad esempio mettendo per iscritto le proprie storie e condividendole con il medico.
Non è sempre immediato. Ti sarà capitato di incontrare medici che non parlano con i loro pazienti, o lo fanno il minimo indispensabile, non spiegano loro la malattia che li ha portati nel loro ambulatorio, come questa potrà evolvere e come potranno essere aiutati, limitandosi spesso di termini tecnici, nomi di molecole e farmaci.
L’importanza dello scambio di narrazioni cresce laddove l’aspetto organico si intreccia in modo indissolubile con quello emotivo e dove stabilire quale peso abbiano le emozioni e quale gli aspetti organici diventa cruciale.
È il caso delle malattie uro-andrologiche, come la disfunzione erettile e la IPB.
Il medico (di medicina generale o specialista andrologo), può diventare un “confidente”, e raccogliere la sofferenza del tutto particolare che un disturbo della sfera genitale crea nell’uomo, penalizzando pesantemente la sua autostima e creando insicurezza, con risvolti nella vita sociale, sul lavoro, nello sport e più in generale, nella vita di ogni giorno. Per il paziente, stabilire un rapporto di fiducia con il suo medico, basato sull’ascolto e sull’empatia, è già terapia, perché lo aiuterà a uscire dal senso di solitudine e abbandono nel quale la malattia lo pone.

Leggi le storie di questa sezione che raccontano esperienze, desideri e preferenze di persone che hanno dovuto confrontarsi con malattie andrologiche ed urologiche. E se anche tu soffri di un disturbo che oltre a minare la tua salute fisica incide negativamente sulla qualità della tua vita e di chi ti sta vicino, parlane con il tuo medico.

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